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July 11 WESTERN - racconto di un tempo lontano dai nostri giorniIl sole quel giorno sembrava dipinto, attaccato a quella parete azzurra chiamata cielo, e il calore mi scaldava il viso e mi dava energia, era un giorno qualunque, uno dei tanti, ma non so perché ero di buonissimo umore, con il cuore che mi sembrava un piuma. Uscì di casa alle sette, per raggiungere il pascolo, ecco cos’era, stavano per nascere i miei puledri visto che la mia cavalla, era in travaglio dalla sera prima, e mentre mi avvicinavo alla terra in cui tenevo i cavalli, vidi un gruppo di stalloni che erano lontani dal gruppo solito, e correvano come se avessero visto un serpente, mi avvicinai alla cavalla e trovai il nuovo arrivato vicino al capanno che costruì per dare loro riparo, era bianco con chiazze nere, un bellissimo puledro, che già provava a camminare con le sue gambe, e già si dimostrava vivace, la mamma lo richiamava nitrendo e io provai gioia perché la vita aveva vinto di nuovo e mi sentì bene. Quel giorno il branco che ara composto da una ventina di cavalli, era particolarmente agitato, non so cosa c’era, forse c’era un puma nei paraggi, o forse era solo tutta la loro forza ed energia che prendeva forma, si spostavano per tratti di centinaia di metri come per mostrare al piccolo arrivato tutta la loro passione, correvano veloci alzando nuvole di polvere, che poi si apprestavano a tagliare col loro passaggio, questi animali amavo tenerli così, liberi, liberi di correre, senza limiti, senza recinti, con tutto questo spazio a loro disposizione; io sono un allevatore e questi animali sono tutto quello che ho, mi fanno sentire bene, non ho moglie e ne figli, ma loro mi fanno sentire ugualmente un papà, e oggi sono diventato un'altra volta un uomo migliore, allevo cavalli da una vita, e farò questo lavoro finche non mi stancherò di vederli correre. Finito di accudirli e vedere se era tutto a posto, decisi di montare a cavallo e dare una controllata in giro se effettivamente si erano visti puma nei paraggi. Montai su Nevada, il mio cavallo e mi diressi su la collina, lui che ormai mi accompagna da 6 anni sa avvertirmi se c’è un puma, ormai si è calato anche lui nei panni dell’allevatore, anche se non fu facile domarlo, infatti catturai questo stallone una notte mentre aro in cerca di bracconieri, era solo in mezzo alla prateria, e così credevo fosse scappato da qualche ranch di un mio collega, così decisi convinto fosse domato di prenderlo a lazo e saltargli in groppa per tornare a casa… Mai la scelta fu così errata, infatti era ancora selvaggio, e come vi saltai su si scatenò in una specie di rodeo, rimasi un ora prima di calmarlo e renderlo quasi docile, così lo portai da un mio amico e chiesi se era un suo cavallo, ma mi rispose di no, allora decisi di tenerlo, e visto che era robusto e tenace di farne il mio cavallo, cosi forgiai questo grande amico, che mi ha regalato tante soddisfazioni, vive in sintonia con me, ne abbiamo passate tante di notti sotto le stelle. Non c’erano puma nei paraggi, ma decisi di spingermi al di la delle colline, volevo vagare quel giorno, volevo spingermi in là, era tanto che non visitavo certi posti, e avevo voglia di rivivere certe sensazioni delle mie avventure da ragazzo. Cosi col sole che ormai era alto nel cielo, visitai i posti più belli, e mi recai dritto al lago, per far bere il cavallo e farmi un bel bagno, arrivato sulla riva, tolsi la sella a Nevada e lasciai libero, io mi spogliai completamente e mi gettai nell’acqua, mi misi a pancia in su e guardai il cielo, era tutto blu, e ascoltavo il mio respiro come non mai, e mi sentivo bene, leggero e pieno di me, e provavo ancore le stesse emozione di quando lo facevo a 20 anni, si nulla era cambiato, solo il mio corpo, il lago era tale e quale a come lo avevo sempre visto, persino gli alberi, le nuvole mi sembravano le stesse, il tempo cambia le cose, ma i nostri occhi spesso le vedono sempre allo stesso modo, e io che ero diventato un uomo dentro mi sentivo ancora come quei tempi, pieno di vita e forza. Con un fischio chiamai il cavallo che venne di corsa, gli feci una carezza e gli misi la sella, e mi avviai verso il ritorno, intanto il sole cominciava a scendere, e io osservavo con attenzione l’ovest, e pensavo tra me e me che il sole è dio, metafora di vita e energia, colui che stabilisce la luce ed il buio colui che influenza le nostre azioni e la nostra vita, si perché solo dio potrebbe essere cosi grande e così immenso, da regalare alla sua morte un emozione così bella come quella che regala un tramonto, si, il tramonto, per molti visto come tristezza, a me a sempre reso tutto più chiaro e più bello, come se l’ incombenza del buio dia a noi uomini la forza di andare avanti e dire “adesso tocca a voi, potete vedere anche senza di me” , la notte coperta di blu, con milioni di stelle sopra di noi, lei fredda e scura ci rende tutti un po’ più soli, ma essa ha qualcosa di magico, le stelle il vento, avvolte in un velo di casualità che non è mai banale mischiato con la nostra vita e le nostre emozioni, mi è capitato a volte da ragazzo di sentire il cielo come mio, sentirlo parte di me come un uomo saggio che ti dice come devi essere, e che ti ascolta e aiuta solo guardandolo, si il cielo è sempre stato questo per me, la prova che tutti noi possiamo sognare, perché non siamo soli, perché c’è qualcosa di più grande, qualcosa di immenso sopra di noi, che ci sta sempre vicino, ogni stella è un mondo che noi non vedremo mai per quanto lontano, ogni stella è la mente di una persona, le stelle sono milioni, ogni stella per noi rappresenta un desiderio, un desiderio che tutti possiamo realizzare. La speranza di un uomo lo rende forte, e io avevo tutto ciò che mi serviva per esserlo. Milioni di stelle mi coprivano gli occhi mentre tornavo a casa, e tutto aveva senso in quel momento. Da lontano vidi un lupo sulla collina, era immobile e scrutava i miei movimenti, non scappò vedendomi, sentiva il mio cuore… Si, tutto ha un senso in questa vita, diamoglielo.
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